Mattarella sui giovani: è meschino sottovalutarne il malessere
Roma, 21 ott. (askanews) – All’indomani del decreto che inasprisce le pene contro i minori Sergio Mattarella, che pure sul momento ha condannato la violenza delle manifestazioni, oggi lancia un appello a non sottovalutare il malessere dei giovani e anzi a farsene carico come società e come istituzioni. L’occasione è la cerimonia di consegna delle onorificenze dei Cavalieri del Lavoro, ci sono anche gli Alfieri della Repubblica, giovani diplomati che si sono distinti negli studi e che si affacciano nell’università.
Il Presidente della Repubblica dedica gran parte del suo discorso proprio ai giovani e lo fa partendo dal tema della emigrazione: “un grave peso per il nostro paese” a cui va posto rimedio rendendo loro attrattivo tornare perchè “molti rientrerebbero volentieri se fosse offerto loro un cammino di lavoro e di vita che consentisse di potersi adeguatamente realizzare”. La convinzione di Mattarella è che “la società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione. Si tratta di una questione sociale. Una priorità che deve vedere sensibili istituzioni e tutte le forze della società”.
E’ questa l’analisi approfondita che il capo dello Stato aveva chiesto all’indomani dei cortei parlando di “protagonisti inediti”. “Occorre uno sguardo di ampia visione – insiste Mattarella – nel farsi carico del malessere, del senso di insicurezza per il futuro che sovente i giovani avvertono, del timore di asservimento o di emarginazione. Tanto più in questi tempi così tumultuosi e incerti”.
Il Presidente traccia il quadro complesso in cui le società vivono oggi tra guerre, rincari dell’energia, inflazione, incertezza sul futuro e lancia un ennesimo allarme contro “i cosiddetti magnati, insofferenti alle regole della comunità con assurde inaccettabili pretese in settori nevralgici della vita internazionale”. Prende a prestito l’insegnamento di Luigi Einaudi, “proprio lui liberale” che già all’assemblea costituente prima ancora di diventaro capo dello Stato ammoniva sui rischi dei monopoli: “Osservava, il futuro primo Presidente della Repubblica eletto dal Parlamento, che i monopoli sono responsabili di disoccupazione e disuguaglianze, indicandoli ‘come origine più profonda e vera dei mali sociali'”, ricorda Mattarella. Il “controllo dei monopoli” è dunque “libertà” e a questo servono le norme comunitarie. La tanto vituperata Europa che sola, insiste il capo dello Stato, può aiutare un paese come l’Italia che ha tante fragilità: “costo dell’energia, inflazione, bassi salari, al deficit complessivo di produttività”.
“L’Europa è cultura, coscienza, ideali, e si nutre dei motori che la spingono dall’interno delle società e delle economie” come sanno bene le imprese che alimentano questo processo. Perciò il suo invito è ad avere “il coraggio dell’innovazione. Non è il tempo del ripiegamento, del giardino di casa, della nostalgia ‘del bel tempo andato’ che non può tornare, ammesso che effettivamente esistesse”, conclude Mattarella ricordando a tutti, imprese e istituzioni che “la protezione sociale e il welfare sono parte essenziale dello sviluppo: l’inclusione è alleata decisiva della crescita, non un costo improduttivo”.









