Sanità, la sfida della sostenibilità: innovare senza lasciare indietro i pazienti

Sanità, la sfida della sostenibilità: innovare senza lasciare indietro i pazienti

Al Convegno nazionale della Global Health Foundation il confronto su nuove terapie, cronicità e disuguaglianze nell’accesso alle cure.

Come rendere disponibili le terapie più innovative senza compromettere la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale? È la domanda al centro del Convegno nazionale 2026 della Global Health Foundation, il 22 e 23 ottobre al Grand Hotel Vanvitelli. Due giornate di confronto tra professionisti della sanità, istituzioni, esperti e rappresentanti delle associazioni dei caregiver, moderate dalla giornalista e divulgatrice scientifica Olga Fernandes.

Il rapporto tra efficacia delle cure e costi attraversa tutti i temi dell’incontro: dalle nuove prospettive in oncologia e oncoematologia all’assistenza alle persone con più malattie croniche. Una sfida che richiede di considerare l’intero percorso del paziente, garantendo continuità tra diagnosi, trattamento e assistenza.

Particolare attenzione alle malattie rare, per le quali l’accesso alle terapie deve fare i conti con le differenze regionali e con i costi di trattamenti destinati a gruppi molto ristretti di pazienti. Spazio anche all’invecchiamento attivo, uno degli elementi da cui dipenderà la tenuta futura del sistema sanitario.

In questo quadro si inserisce il ruolo degli investimenti del PNRR. «Allo stato attuale, la capitalizzazione degli effetti del PNRR è in mano alle direzioni strategiche che hanno la responsabilità di trasformare i vecchi obiettivi quantitativi in nuovi percorsi qualitativi che mettano la salute dei pazienti al centro delle attività sanitarie», afferma Antonella Guida, presidente della Global Health Foundation e direttrice scientifica del convegno.

In altre parole, spetta ora a chi dirige le strutture sanitarie trasformare le risorse investite in cure migliori e benefici concreti. Guida lo spiega con un’immagine: «In sintesi, i vecchi KPI quantitativi imposti da Bruxelles servivano a costruire la fabbrica; ora tocca al management sanitario definire la qualità del prodotto, mettendo al centro non il numero di prestazioni erogate, ma l’effettivo miglioramento dello stato di salute e della qualità di vita del paziente».

La questione è quindi come valutare i risultati: oltre al numero di visite, esami e trattamenti, occorre misurare quanto le cure migliorino davvero la vita delle persone.

Il nodo è il significato stesso di sostenibilità: contenere la spesa è solo una parte del problema. L’altra è garantire che l’innovazione raggiunga chi ne ha bisogno, senza che il luogo di residenza o la complessità della malattia diventino ostacoli alle cure. È su questo equilibrio che si misura la capacità del Servizio sanitario nazionale di restare universale.

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