PwC-Quattroruote: italiani vogliono l’auto, ma prezzi frenano acquisti

PwC-Quattroruote: italiani vogliono l’auto, ma prezzi frenano acquisti

Milano, 20 ott. (askanews) – Gli italiani non hanno perso il desiderio di acquistare un’automobile, ma il crescente divario tra prezzi e potere d’acquisto sta frenando la domanda. Dal 2019 i listini sono aumentati del 30%, mentre le retribuzioni contrattuali sono cresciute soltanto del 13,9%. Il risultato è che oltre la metà dei potenziali acquirenti ha già rinviato almeno una volta l’acquisto. È il quadro che emerge dal rapporto “Desiderare l’auto non basta più”, realizzato dall’Ufficio Studi di PwC Italia con Quattroruote e presentato oggi a Quattroruote Next, agli Ibm Studios di Milano.

La ricerca combina l’analisi del mercato con un’indagine su un campione rappresentativo di mille italiani e una rilevazione su 2.353 utenti di Quattroruote.it. Il 36,1% degli intervistati pensa di acquistare o sostituire un’auto nei prossimi 12-24 mesi, mentre un altro 22,1% non ha ancora deciso. Tra quanti prevedono un acquisto, il 53,1% lo ha già rimandato almeno una volta.

Il principale ostacolo è economico. Oltre la metà dei potenziali acquirenti dispone di meno di 20mila euro, ma il prezzo medio delle citycar di segmento A ha superato questa soglia già nel luglio 2020. Oggi il mercato del nuovo offre sotto i 20mila euro appena 12 versioni di sette modelli. Per le elettriche il divario è ancora maggiore: nel segmento A il prezzo medio è di 28.700 euro, contro 21.900 euro delle vetture a benzina.

Le conseguenze delle crisi degli ultimi anni, dalla pandemia ai rincari energetici fino alla transizione elettrica, si riflettono quindi sulle scelte delle famiglie. A pesare sono anche l’incertezza sui costi di utilizzo e i dubbi sulla tecnologia più conveniente.

Nella scelta dell’automobile l’affidabilità è il criterio principale per l’88,2% degli intervistati, seguita dal prezzo (72,7%) e dai costi di gestione (64,5%). Il 40,6% pagherebbe di più per un’auto più affidabile e il 34,2% per ridurre i costi di utilizzo. Molto inferiore la disponibilità a spendere per il marchio (8,6%), il design (6,6%) o il Made in Europe (2,8%). La sostenibilità conta per circa il 40%, ma soltanto il 9,9% sarebbe disposto a pagarla di più.

Intanto cambia rapidamente il panorama competitivo. Tra il 2022 e il 2026 i marchi presenti sul mercato italiano sono aumentati del 28,4% e i modelli del 35,2%. A trainare l’espansione sono soprattutto i costruttori cinesi, con una crescita del 175% dei marchi e del 428% dei modelli disponibili. Oggi un brand su quattro a listino è cinese.

La maggiore concorrenza mette sotto pressione anche i costruttori tradizionali: quasi un italiano su quattro dichiara una minore fedeltà alla propria marca e per quasi la metà degli intervistati i nuovi brand cinesi rendono meno interessanti quelli storici. Oltre la metà apprezza soprattutto il rapporto qualità-prezzo dei concorrenti asiatici.

Anche l’offerta delle motorizzazioni si è frammentata. Il diesel è sceso dal 53,8% del 2016 al 19,7%, mentre l’elettrico rappresenta il 23,3% e le ibride plug-in il 13%. Tra i consumatori le ibride sono considerate la scelta più indicata dal 39,2%, seguite dalla benzina con il 22,6%.

Il rapporto smentisce infine l’idea di un disinteresse dei giovani per l’automobile. Negli ultimi cinque anni il 58% dei ragazzi tra 20 e 24 anni dichiara un interesse crescente, percentuale che si attesta al 43,2% nella fascia 25-34 anni. Ma il 62,5% dei giovani dispone di un budget inferiore a 20mila euro. Il desiderio di acquistare un’auto rimane, mentre è la capacità di spesa a rappresentare il principale limite.

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