Merano celebre 140 anni di Festa dell’Uva tra vendemmia e memoria
Milano, 13 ott. (askanews) – La Festa dell’Uva di Merano (Bolzano) compie 140 anni e celebra l’anniversario con tre giornate dedicate alla vendemmia, alla musica e alle consuetudini del mondo contadino altoatesino. Dal 16 al 18 ottobre 2026, la città ospiterà concerti, mercati, incontri dedicati alla cultura del vino e il tradizionale corteo domenicale, con carri allegorici trainati da cavalli e gruppi in costume. Nata nel 1886 come festa di ringraziamento per il raccolto, la manifestazione conserva il legame con un’attività agricola che ha contribuito a modellare il paesaggio e la vita economica delle vallate attorno a Merano.
La città sorge nella conca dove la Val Venosta incontra la Val d’Adige, alla confluenza del Passirio con l’Adige. Qui la viticoltura occupa da secoli una parte dei pendii esposti al sole, mentre il fondovalle e le aree circostanti sono segnati anche dalla frutticoltura. Nel Burgraviato, il territorio storico che comprende Merano e numerosi centri vicini, i vigneti convivono con insediamenti, frutteti e boschi, disegnando un paesaggio agricolo che cambia rapidamente con l’altitudine. La vendemmia conclude il ciclo annuale della vite e rappresenta ancora oggi un momento significativo per i produttori locali.
Quando la Festa dell’Uva nacque, alla fine dell’Ottocento, Merano era già conosciuta come città di cura e di soggiorno. La manifestazione si inserì dunque nella vita di un centro che affiancava alle proprie attività urbane una stretta relazione con le campagne circostanti. Nel corso del Novecento la festa ha mantenuto alcuni elementi riconoscibili, dalla presenza delle bande musicali ai costumi tradizionali, pur cambiando insieme con la città e con il suo territorio.
Per il 140esimo anniversario il programma comincerà venerdì 16 ottobre, con esibizioni musicali itineranti e un concerto inaugurale gratuito al Kursaal. La sala, affacciata sul Passirio, appartiene al complesso del Kurhaus, uno degli edifici più rappresentativi della Merano sviluppatasi attorno al turismo termale. Sabato 17 ottobre le esibizioni proseguiranno nelle vie del centro, alternando repertori della tradizione alpina a proposte musicali contemporanee. La presenza delle bande richiama una pratica associativa ancora radicata in Alto Adige, dove le formazioni musicali accompagnano da generazioni ricorrenze civili, celebrazioni religiose e feste popolari. Lungo il Passirio troveranno spazio anche produttori e specialità gastronomiche del territorio. Speck, formaggi, pane ed erbe aromatiche affiancheranno i vini del Burgraviato, della Val Venosta e della Val d’Adige, aree nelle quali la coltivazione della vite assume caratteristiche diverse a seconda dell’altitudine e dell’esposizione dei terreni. La cucina meranese riflette inoltre la posizione della città tra il mondo tirolese e quello italiano, con preparazioni che attingono a entrambe le tradizioni alimentari. Durante le tre giornate sono previste visite guidate dedicate alla storia cittadina e alla cultura del vino.
Domenica 18 ottobre sarà la giornata del grande corteo, con bande musicali altoatesine e formazioni ospiti provenienti da altre regioni e Paesi, gruppi in abiti tradizionali e carri allegorici decorati, trainati da cavalli. La sfilata è uno degli elementi più riconoscibili della Festa dell’Uva: accanto alla musica, riunisce costumi e figure legati alla storia rurale del territorio, oggi conservati soprattutto attraverso le associazioni e le manifestazioni popolari. Tra questi personaggi spicca il Saltaro, o Saltner, l’antico guardiano dei vigneti. Il suo costume tradizionale è ricco di particolari: giacca e pantaloni di cuoio, ghette, una cintura ricamata e catene ornate di denti animali. Sul cappello compaiono piume di pavone e di fagiano, mentre ai lati pendono code di volpe. Completa la figura un’alabarda, parte dell’abbigliamento cerimoniale con cui il Saltaro viene rappresentato nelle feste.
Dietro questa figura dall’aspetto singolare si trova un mestiere che, in alcune zone viticole altoatesine, è sopravvissuto fino agli anni Sessanta del Novecento. Per sorvegliare le vigne durante la maturazione dell’uva venivano scelti giovani uomini non sposati, ai quali era richiesta una reputazione di onestà. Il servizio iniziava tradizionalmente il 25 luglio, giorno di San Giacomo, oppure il 10 agosto, festa di San Lorenzo, e terminava con la vendemmia. Il guardiano aveva il compito di controllare i filari, anche di notte, e di proteggere il raccolto dai furti. Un lavoro stagionale scomparso con il mutare dell’organizzazione agricola, del quale il Saltaro conserva ancora il nome e i segni esteriori.









