Hong Kong, il mistero delle ceneri scomparse della “Madonna d’Asia”
Roma, 11 ott. (askanews) – Un’urna funeraria scomparsa, le viti di una nicchia allentate, nessuna richiesta di riscatto e un mistero che dura ormai da tre mesi. A Hong Kong la polizia indaga sulla possibile sottrazione delle ceneri di Anita Mui, leggendaria cantante e attrice morta nel 2003 a soli 40 anni, una delle più grandi icone della cultura pop asiatica. Una vicenda dai contorni oscuri, che riporta alla memoria anche un episodio di sangue nel quale l’artista rimase coinvolta negli anni Novanta, quando le triadi criminali esercitavano una pesante influenza sull’industria cinematografica e musicale della città.
La famiglia ha rotto il silenzio ieri, 10 ottobre, nel giorno in cui Mui avrebbe compiuto 63 anni. Attraverso il fan club internazionale, i parenti hanno raccontato che il 18 luglio un ammiratore, recatosi al monastero buddhista di Po Lin, sull’isola di Lantau, per rendere omaggio alla cantante, aveva notato alcune viti allentate sulla lastra della nicchia funeraria. All’interno non c’era più l’urna contenente le ceneri. Immediatamente informati, i familiari avevano presentato denuncia.
Da allora, sostengono i parenti, le indagini non hanno fatto progressi. La polizia di Hong Kong ha confermato di aver ricevuto la segnalazione e affidato il caso alla squadra investigativa del distretto di Lantau, precisando tuttavia che formalmente si tratta ancora di una richiesta di assistenza e non di un furto accertato. Nessuno è stato arrestato.
Nata a Hong Kong nel 1963, Anita Mui aveva cominciato a esibirsi da bambina nei locali della città insieme alla sorella maggiore Ann. Nel 1982 vinse un concorso musicale che la lanciò verso una carriera straordinaria, diventando la regina del Cantopop, la musica pop in lingua cantonese, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Madonna d’Asia”. Fu anche un’attrice di successo, premiata per la sua interpretazione nel film “Rouge” di Stanley Kwan e protagonista di pellicole accanto a star come Jackie Chan. Per milioni di ammiratori rappresentava il volto della Hong Kong cosmopolita degli anni Ottanta e Novanta.
Ma la sua vita conobbe anche il lato più oscuro dello spettacolo hongkonghese. Il 4 maggio 1992, mentre si trovava nel karaoke Take One di Kowloon Tong, ebbe uno scontro con Wong Long-wai, produttore cinematografico legato agli ambienti della criminalità organizzata. Secondo le testimonianze raccolte successivamente in tribunale, l’uomo la schiaffeggiò, apparentemente perché la cantante si era rifiutata di assecondare le sue richieste. Il giorno successivo Wong venne aggredito e gravemente ferito a colpi di arma da taglio. Il 7 maggio due sicari penetrarono nell’ospedale dove era ricoverato e gli spararono, uccidendolo. La vicenda coinvolse esponenti delle triadi, tra cui Chan Yiu-hing, soprannominato la “Tigre di Wan Chai”, a sua volta assassinato a Macao nel novembre 1993. Mui lasciò temporaneamente Hong Kong per timore di ritorsioni. Un episodio rimasto emblematico delle infiltrazioni della criminalità organizzata nel mondo dello spettacolo dell’ex colonia britannica.
Anche gli ultimi mesi della cantante furono drammatici. Nel settembre 2003 annunciò pubblicamente di essere malata di cancro al collo dell’utero. Nonostante il peggioramento delle condizioni di salute, volle tenere otto concerti all’Hong Kong Coliseum. Nell’ultima esibizione apparve con un abito da sposa bianco, spiegando simbolicamente di volersi sposare con il palcoscenico, dopo una vita interamente dedicata allo spettacolo. Morì il 30 dicembre 2003 all’Hong Kong Sanatorium and Hospital, per complicazioni respiratorie legate alla malattia.
Ventitré anni dopo, il mistero riguarda i suoi resti. La nicchia funeraria, nella torre commemorativa Hoi Wui del monastero di Po Lin, non riportava il nome di Anita Mui, ma soltanto quello di “Chu Nui”, il soprannome che le era stato dato da bambina. Era stata una scelta della famiglia, che aveva voluto preservare la tranquillità della sepoltura, evitando di trasformarla in un luogo di pellegrinaggio permanente.
Il monastero, situato sull’altopiano di Ngong Ping, nei pressi del celebre Grande Buddha di Lantau, dispone di telecamere di sorveglianza e controlli agli ingressi. Secondo l’emittente TVB, i visitatori senza prenotazione devono registrare nome e numero di telefono. Eppure, a distanza di tre mesi, non è stato possibile chiarire che cosa sia accaduto all’urna.
Un monaco interpellato da Hong Kong 01 ha espresso dubbi sull’ipotesi del furto, osservando che le viti potrebbero essersi allentate naturalmente. Il monastero non ha voluto commentare ufficialmente la vicenda mentre sono in corso le indagini. Nessun’altra urna risulta scomparsa e, soprattutto, i familiari non avrebbero ricevuto richieste di riscatto.
Il fratello maggiore della cantante, Mui Kai-ming, ha annunciato una ricompensa di 50.000 dollari di Hong Kong, circa 5.700 euro, per ritrovare i resti della sorella. “Perché fare una cosa del genere? Quale sarebbe lo scopo di rubare delle ceneri? Che cosa si vuole ottenere?”, ha chiesto, denunciando l’accaduto.
La famiglia ha rivolto un appello a chiunque abbia visitato il monastero prima del 18 luglio, chiedendo testimonianze su eventuali persone sospette e registrazioni delle telecamere installate sulle automobili. “Questo episodio ha provocato un’enorme sofferenza e un tormento psicologico alla famiglia”, si legge nel comunicato, che chiede di aiutare Anita Mui a “tornare a casa”.
La vicenda richiama un altro caso di cronaca nera che ha sconvolto Hong Kong. Nel 2025, dal complesso funerario di Po Fook Hill, a Sha Tin, erano state trafugate le ceneri di personaggi famosi, tra cui quelle del leggendario maestro di arti marziali e regista Lau Kar-leung. Alcune famiglie avevano ricevuto richieste di riscatto per somme milionarie, accompagnate dalla minaccia di disperdere definitivamente i resti dei defunti. Le indagini avevano portato all’arresto di un sospettato, incriminato per associazione finalizzata all’estorsione.
Non è emerso alcun collegamento tra quell’indagine e la scomparsa dell’urna di Anita Mui. Ma il precedente alimenta l’inquietudine degli ammiratori, che ora chiedono al monastero spiegazioni sulle misure di sicurezza. Per la cantante che Hong Kong ricorda come una delle sue figlie più amate, nemmeno la morte sembra aver garantito la tranquillità.









