Enrico Frandino recupera cinque volte più in fretta dall’ictus grazie all’arte
Il poeta-pittore biellese relatore a novembre a un convegno medico internazionale a Milano
Enrico Frandino, poeta, pittore e giornalista biellese sopravvissuto a un ictus cerebrale, è diventato un caso di studio per la comunità medica dopo aver registrato tempi di recupero cinque volte più rapidi rispetto alle previsioni cliniche, un risultato attribuito dai suoi stessi medici alla pratica artistica svolta durante la degenza. Colpito da un ictus che lo ha lasciato con una paralisi parziale alla gamba, al braccio e con difficoltà nel linguaggio, Frandino ha vissuto sessanta giorni di ricovero ospedaliero durante i quali non ha mai smesso di disegnare e scrivere. ‘Mi hanno detto che sono uscito cinque volte prima di quanto si aspettassero, e tutto questo attraverso l’arte – ha raccontato Enrico Frandino – In ospedale disegnavo, e questa attività secondo i medici ha messo in moto determinati meccanismi a livello cerebrale che non sarebbero stati attivati se fossi stato con le mani in mano o avessi fatto soltanto la fisioterapia di routine’. Il quadro clinico in cui si inserisce la vicenda è rilevante: ogni anno in Italia si registrano circa 90.000 ricoveri per ictus cerebrale, una patologia che colpisce prevalentemente dopo i 55 anni e che nel 20% dei casi si ripresenta come recidiva. A complicare il percorso riabilitativo interviene la depressione post-ictus, che colpisce una percentuale significativa dei pazienti rallentando ulteriormente il recupero. L’arteterapia è oggi riconosciuta dalla comunità scientifica come un efficace strumento di neuroriabilitazione, capace di incidere sull’attività cerebrale stimolando la neuroplasticità e favorendo la creazione di nuovi percorsi neurali. Studi recenti hanno dimostrato che la pratica artistica attiva aree del cervello che la riabilitazione convenzionale non riesce a raggiungere, mentre la teatroterapia si sta affermando come alleato nel recupero delle abilità linguistiche.
La tecnica di Frandino, definita dai curatori concettuale, prevede un’intelaiatura su cui applica il colore attraverso pastelli, creando immagini che chi osserva deve ricomporre mentalmente, un meccanismo che ha catturato l’attenzione dei neurologi. ‘La mia pittura è definita dai medici terapeutica – ha spiegato Frandino – perché chi guarda il quadro cerca l’immagine che traspare dal colore e questo può mettere in moto il cervello’. Il suo caso suggerisce come la combinazione di pittura e scrittura poetica produca effetti superiori a quelli della sola arteterapia visiva. ‘Non è solo l’arteterapia – ha precisato – Si sa che ha degli effetti straordinari, ma non si era ancora calcolato quanto la poesia creativa possa insieme alla pittura spingere il cervello a questi risultati’. Poeta affermato già prima dell’ictus, con cinque libri pubblicati e oltre 100 concorsi vinti tra Italia ed estero, Frandino scrive dall’età di quindici anni e ha pubblicato il suo primo libro nel 2004 vendendo 12.000 copie, un risultato eccezionale per un volume di poesia in un mercato dove superare le tremila copie è già considerato un successo. Ha inoltre condiviso quattro mesi di collaborazione artistica con Alda Merini e aveva avviato il progetto pilota Poetry in Meditation, che ha toccato scuole di ogni ordine e grado e case di riposo in tutta Italia. L’impatto sociale di queste evidenze è potenzialmente rilevante: con 90.000 nuovi casi di ictus ogni anno solo in Italia e una popolazione che invecchia progressivamente, l’integrazione dell’arteterapia nei protocolli riabilitativi standard potrebbe ridurre i tempi di degenza, abbattere i costi sanitari e restituire qualità di vita a migliaia di pazienti. L’arteterapia applicata alla neuroriabilitazione è un segmento destinato a crescere man mano che le evidenze scientifiche si accumulano e che le strutture sanitarie cercano approcci più efficaci e meno costosi della sola riabilitazione fisica tradizionale.
Frandino, che collabora con l’associazione Alice, dedicata ai pazienti colpiti da ictus, sarà a novembre relatore a un convegno medico internazionale a Milano dedicato al rapporto tra arte e guarigione. Il suo ultimo libro, ‘L’uomo di cenere’, sarà tradotto in spagnolo, arabo e portoghese entro la fine dell’anno, mentre è in lavorazione un nuovo libro-intervista. ‘Ho creduto sempre in un sogno e quel sogno l’ho portato avanti con soddisfazioni enormi dopo venti anni – ha concluso Frandino – L’arte mi ha salvato la vita, e non in senso figurato’.









