Emergenza democratica: meno della metà degli italiani cerca informazioni politiche
L’analisi di un sindacalista UILM: ‘Serve un rilancio culturale per invertire la tendenza’
L’Italia attraversa una fase critica di disaffezione verso la politica che non ha precedenti nella storia repubblicana. I dati del 2024 rivelano un quadro allarmante: meno della metà degli italiani con più di 14 anni (48,2%) ha cercato e letto informazioni riguardanti la politica almeno una volta nell’ultimo anno.
Un crollo che si inserisce in un trend negativo iniziato nel 2003 e che ha visto un calo generalizzato della partecipazione politica invisibile, ovvero l’atto fondamentale di informarsi e discutere di politica.
Le cause di questo fenomeno sono principalmente due: il disinteresse, che tocca il 63% della popolazione, e la sfiducia nelle istituzioni, che raggiunge il 22,8%. Solo una quota marginale cita la mancanza di tempo come motivazione del proprio distacco dalla politica.
William Maruccia, segretario provinciale della UILM Lecce e laureando in Scienze Politiche e Sociali, offre una lettura originale di questo fenomeno: ‘Non è più un valore l’attaccamento alla politica, ma non vale solo per la politica, vale anche per le istituzioni, tipo le forze armate e la magistratura.
C’è una società che ha abbassato il livello di guardia e poi c’è stata una politica che non ha più parlato alla testa delle persone ma ha iniziato a parlare alla pancia’.
Secondo Maruccia, questa crisi rappresenta una fase storica ciclica che può essere governata attraverso un rilancio culturale sistematico.
‘Le generazioni dovrebbero essere sviluppate a livello scolastico dalla formazione, dall’istruzione, dai piani formativi che si danno fin da bambini. Bisogna andare a incrementare il livello culturale e politico della società fin dalle prime generazioni’, spiega il sindacalista.
L’approccio proposto da Maruccia si basa su un’esperienza diretta maturata in quindici anni tra politica attiva e consiglio comunale e nell’attuale ruolo di rappresentanza dei lavoratori metalmeccanici e tutele del lavoro a livello provinciale.
La sua formazione, che unisce competenze tecniche con studi in scienze politiche, gli permette di osservare il fenomeno da una prospettiva privilegiata.
‘Camminiamo su un pavimento a scacchi con caselle nere e bianche, e il nostro compito è quello di camminare su quella sottile fuga che ci permette di mantenere l’equilibrio per non sprofondare e soprattutto per guardare il cielo stellato che è sempre sopra di noi’, afferma Maruccia utilizzando una metafora che sintetizza la complessità dell’equilibrio democratico.
Il sindacalista evidenzia come la digitalizzazione abbia trasformato radicalmente i meccanismi di comunicazione politica, richiedendo nuove competenze e strategie. ‘Ora dobbiamo convertire la nostra attività, soprattutto con l’intelligenza artificiale, con il Green, con i cambiamenti che ci sono sul mondo del lavoro. La tecnica non è più quella di avere il contatto diretto con le persone, ma diventa sempre di più comunicazione spot di 30 secondi’.
L’analisi di Maruccia si estende anche alla qualità del dibattito pubblico: ‘Stiamo assistendo all’imbarbarimento del sistema culturale, all’imbarbarimento delle persone. Le relazioni sindacali, politiche o sociali non sono più quelle di una volta, non hanno una base culturale ma soltanto un botta e risposta’.
La soluzione proposta passa attraverso un investimento massiccio nell’educazione e nella formazione culturale, con particolare attenzione ai giovani.
‘Con la politica dell’alternanza e della ciclicità storica si ritornerà all’attaccamento alla politica. Certamente si ritornerà prima o poi al coinvolgimento politico, conclude Maruccia con un messaggio di fiducia nel futuro.
Questo approccio ottimistico si basa sulla convinzione che la democrazia rappresenti un valore universale che trascende le divisioni partitiche: ‘Chi si definisce democratico dovrebbe essere ben consapevole dell’ecumenismo politico. La democrazia non ha colore, non ha impostazioni di base stabilite, è un valore assoluto’.
La sfida per il futuro sarà quella di coniugare le nuove tecnologie di comunicazione con la necessità di elevare il livello culturale della popolazione, creando le condizioni per un rinnovato interesse verso la partecipazione democratica e il bene comune.









