Dal magazzino alla scrivania, il cutter può trasformarsi in un rischio

Dal magazzino alla scrivania, il cutter può trasformarsi in un rischio

Roma, 21 ott. (askanews) – Con la ripresa autunnale delle attività produttive, logistiche, degli uffici e l’avvio dell’anno scolastico, torna al centro dell’attenzione un oggetto tanto comune quanto potenzialmente pericoloso: il taglierino. Non esiste luogo di lavoro, un magazzino, un ufficio o un’abitazione in cui manchi almeno un cutter per aprire scatoloni, buste o gestire attività quotidiane, incluse quelle laboratoriali e scolastiche dove i ragazzi si trovano a maneggiare lame per carta e cartoncino. Un utilizzo così capillare si scontra tuttavia con i rischi concreti legati alla sicurezza e con i costi che derivano dalla sottovalutazione del pericolo.

Il peso economico e i fermi operativi: nelle realtà aziendali e logistiche, un infortunio sul lavoro a media intensità – come un taglio profondo alle dita – può costare migliaia di euro tra costi diretti e indiretti, considerando l’interruzione della linea, la gestione dell’emergenza e i giorni di fermo dell’operatore. Il perimetro della responsabilità e la diffusione quotidiana: dalla scrivania dell’impiegato al banco di scuola, fino ai reparti industriali, la sicurezza non può affidarsi solo alla prudenza.

Il Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/08, art. 71), impone al datore di lavoro di mettere a disposizione attrezzature idonee ai fini della salute e sicurezza e adeguate al lavoro da svolgere, scelte in base alle caratteristiche dell’attività e ai rischi che comportano. A scuola lo stesso decreto equipara gli studenti ai lavoratori quando utilizzano laboratori e attrezzature (art. 2, comma 1, lettera a). In casa la tutela dipende solo dalla scelta dello strumento e dal modo in cui lo si usa. Lo scopo è quello di prevenire infortuni che in ambito domestico o scolastico rischiano di tradursi in gravi disattenzioni.

“Continuare a considerare il taglierino come un semplice pezzo di cancelleria o un attrezzo banale è un errore che si paga caro, sia in termini di continuità aziendale che di sicurezza negli spazi che viviamo ogni giorno, dalle scuole agli uffici” – dichiara Giada Centonze, Cutter Specialist di Serpac società specializzata in imballaggi ed etichette per merci pericolose con una divisione dedicata ai cutter di sicurezza. “La prevenzione moderna passa per il superamento dei vecchi modelli a lama libera e per la scelta della tecnologia più idonea al contesto”.

La risposta concreta si basa sulla differenziazione sartoriale dello strumento in base all’impugnatura e alla lavorazione specifica: “La sicurezza non è uno standard unico, ma cambia radicalmente a seconda del tipo di impugnatura e del lavoro da svolgere” – aggiunge Centonze. “Pensiamo a un contesto logistico intensivo, dove l’operatore taglia reggette in plastica e cartoni pesanti tutto il giorno: qui serve un’impugnatura ergonomica abbinata a un sistema di rientro automatico della lama.

Nei modelli autoretrattili la lama rientra quando si rilascia il cursore; nei modelli smart-retract rientra non appena si perde il contatto con il materiale, anche se il cursore è ancora premuto. Se invece ci spostiamo in un ufficio, in un negozio o a scuola per le attività didattiche e il bricolage leggero, la scelta ideale è il cutter con lama incassata, dove la lama è schermata in una fessura stretta che impedisce fisicamente il contatto con le dita e protegge anche il contenuto dei colli. Ogni gesto quotidiano – che si tratti di spacchettare un acquisto a casa, aprire una pratica in ufficio o tagliare cartoncino in classe – richiede l’impugnatura e le lame adatte per ridurre il rischio al minimo”.

I dati pubblici sugli infortuni non isolano gli incidenti causati dal taglierino, ma la frequenza silenziosa di piccoli e grandi tagli in ogni angolo della vita quotidiana racconta una realtà fatta di distrazioni e ferite evitabili: la vera sfida, oggi, è fare in modo che la consuetudine con la lama non si traduca mai più in una spiacevole sorpresa.

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