Auto, Unrae: Italia in ritardo su transizione, servono incentivi

Auto, Unrae: Italia in ritardo su transizione, servono incentivi

Cardinali: preoccupano tempi operatività nuovi Ecobonus

Milano, 18 gen. (askanews) – I dati sulle immatricolazioni “continuano a non mostrare miglioramenti riguardo al forte ritardo italiano nella transizione energetica: il 2023 rappresenta purtroppo un altro anno perso in questa direzione”. Così il direttore generale dell’Unrae, Andrea Cardinali.

“Ai fini della transizione è urgente correggere l’attuale schema incentivi”, aggiunge Andrea Cardinali, ricordando che “è in arrivo un Dpcm che sembra aver accolto le richieste dell’Unrae di estendere gli incentivi a tutte le imprese con bonus a importo pieno, di aumentare gli importi unitari dell’Ecobonus, e di riportare al 2024 i fondi inutilizzati nel 2022 e, nel corso dell’anno, anche quelli del 2023, per complessivi oltre 600 milioni”.

A preoccupare anche “i tempi di operatività dei nuovi incentivi, che rischiano di essere molto lunghi, paralizzando il mercato per mesi, visti i necessari passaggi istituzionali e la necessità di aggiornare la piattaforma Invitalia. E nel frattempo, restano bloccati anche i vecchi incentivi, ufficialmente ancora in vigore ma in realtà inutilizzabili perché la piattaforma Invitalia non è stata attivata”.

Cardinali, infine, ribadisce l’urgenza di intervenire sul regime fiscale delle auto aziendali in uso promiscuo, che penalizza le imprese del nostro Paese, dove infatti la quota di mercato delle auto a società è ferma al 44,5%, rispetto agli altri grandi mercati che presentano quote tra il 53% e il 67%: “La revisione del regime impositivo – afferma Andrea Cardinali – potrebbe essere realizzata velocemente attraverso i decreti attuativi della Delega Fiscale, in modo da favorire la competitività delle imprese italiane e accelerare al tempo stesso la transizione energetica e il rinnovo del parco circolante”.

L’Italia evidenzia l’Unrae resta fanalino di coda a dicembre nelle immatricolazioni di auto “con la spina” (Ecv), con una quota in lieve recupero al 10% (Bev 6% e Phev o plug-in 4%) lontana anche dalla Francia (Bev 20,6% e Phev 9,4%) e dal Regno Unito (Bev 19,7% e Phev 8,6%) e sotto anche alla Spagna (Bev 7,2% e Phev 8%). Nel totale mercato europeo, a dicembre le Bev sono a quota 19,6% (-5,7 punti percentuali) e le Phev all’8,4% (-3,7 p.p.).

Anche nei 12 mesi 2023 l’Italia è ultima, con le Bev a quota 4,2% e le Phev al 4,4%, mentre la Germania ha le Bev a 18,4% e Phev a 6,2%; la Francia al 16,8% e 9,2%; il Regno Unito 16,5% e 7,4%; la Spagna 5,4% e 6,5%. Nel totale annuo del mercato europeo le Bev coprono il 16,4% (+1,9 p.p.) di share e le Phev l’8% (-1,3 p.p.).

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