Vertenza Tecnis: lavoratori e cantieri a rischio

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“La responsabilità è di chi fino a questo momento non ha consentito ai lavoratori di percepire lo stipendio. Gli enti appaltanti devono ai dipendenti tutte le retribuzioni arretrate, non solo settembre e ottobre, anche gennaio, febbraio e marzo”. Sono questi i toni usati dai rappresentanti di Cgil e Fillea Cgil di Catania questa mattina in conferenza stampa. Si parla del caso Tecnis e di tutte le conseguenze che, a cascata, stanno subendo centinaia di lavoratori impegnati nei cantieri di importanti opere pubbliche quali Ferrovia Circumetnea e Ospedale San Marco.

Nel primo caso se i lavori non verranno eseguiti e completati nei tempi utili potrebbero venire meno finanziamenti europei per 400 milioni di euro, in aggiunta al rischio di consegnare alla città l’ennesima incompiuta.

Per quanto riguarda l’Ospedale San Marco, la mancata consegna entro il 4 dicembre bloccherebbe anche in questo caso i finanziamenti, non verrebbero liberate le aree del Vittorio Emanuele e il sistema sanitario subirebbe ingenti danni. “Si continuerebbero a generare costi su costi” ha dichiarato il segretario della Fillea Cgil di Catania Giovanni Pistorio.

Tre le questioni su cui punta dunque il sindacato: salvaguardare lavoratori e aziende dell’indotto, preservare l’impresa Tecnis e le opere pubbliche attualmete in corso di realizzazione, fare tutto questo secondo trasparenza e legalità.

“Devono essere mosse delle azioni di responsabilità concludendo i lavori nei tempi previsti perché la vertenza Tecnis può avere sulla Sicilia un impatto ancora più devastante della crisi occupazionale degli anni 90 dei Cavalieri del Lavoro. – ha dichiararo il segretario generale della Camera del Lavoro di Catania Giacomo Rota – Bisogna garantire una salvaguardia totale e complessiva e per questo si chiede appello alle istituzioni”.

Catania è una città con un sistema imprenditoriale malato e deteriorato: crisi economica, crisi finanziaria  e crisi del lavoro si aggiungono, come in questo caso, alla penetrante presenza della mafia nel tessuto produttivo.

“La vicenda Tecnis – ha concluso Rota – lancia un messaggio desolante: che qui non si possa fare impresa nella legalità, in modo onesto”.

Enrica Sinesio

30.03.2016