Sicurezza sul lavoro. Dalla Cgil etnea il no al Jobs Act

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“Dal testo unico  al Jobs Act, come cambia la legislazione su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”,  questo il titolo del seminario di studio e approfondimento tenutosi nella Sala Russo della Camera del lavoro di Catania.  Al centro dell’incontro le preoccupazioni della Cgil etnea rispetto all’abolizione del registro degli infortuni che con la nuova legge scompare dalle aziende. Le morti sul lavoro in Italia sono una vera emergenza nazionale: 678 nel 2015, escluse quelle avvenute sulla strada. E se, stando ai dati nazionali, nel febbraio 2015 erano 6, nel febbraio 2016 ne sono già state registrate  83, eppure con il Jobs Act le imprese non saranno più tenute a compilare e conservare questo registro. Il rischio più alto, sostiene il sindacato, è che sarà sempre più difficile ricostruire gli incidenti avvenuti nelle aziende. “Il lavoratore è sempre più ricattato – ha sottolineato inoltre Domenico Amich, direttore dell’Ispettorato del provinciale del Lavoro-  ha meno spazio per rifiutare un impiego, soprattutto se è avanti negli anni. Le percentuali sono impietose – ha proseguito-  37 % dei morti è in agricoltura, 23%  in edilizia, 11% nel settore industrie, 9% nei trasporti e un 20% indifferenziato che va esaminato caso per caso. Un quadro preoccupante. Noi vorremmo avere qualche strumento in più”. Ma non mancano altre critiche al Jobs Act, tre in particolare sono i punti su cui batte il sindacato, ce li ha illustrati Massimo Malerba del Dipartimento Salute e Sicurezza di Cgil Catania.

 

Enrica Sinesio

2.03.2016