Catania: Funerali dei 17 migranti morti nel naufragio a largo di Lampedusa


Cadavere non identificato numero 11, sesso maschio recita il cartello bianco appeso di lato a una delle bare, dentro cui giace una delle 17 salme dei migranti morti nel naufragio a largo di Lampedusa lo scorso 12 maggio.

Ai funerali multireligiosi, annunciati la scorsa settimana dal sindaco Enzo Bianco e svoltisi stamattina nel Cortile Platamone di Catania, erano presenti molte autorità, rappresentanti istituzionali e religiosi, volontari della Croce Rossa e connazionali a lutto. C’erano anche alcuni cittadini di Catania, pochi, quelli che bastano per lasciare ampio spazio alle 17 bare mogano. Quindici in fila l’una accanto all’altra, e due centrali di fronte a tutte le altre. Bianche. Dentro le bare disposte in fila riposano 12 donne, 3 uomini e 2 bambine.

I connazionali dei nigeriani, siriani ed eritrei, morti per trovare dignità umana, adagiano sulle bare una margherita.

“Se ne sono andati così ‒ha affermato solennemente Enzo Bianco, sindaco di Catania durante il discorso commemorativo che ha aperto la funzione funebre‒ senza ricevere una risposta”.

Il discorso commemorativo lascia il posto al Silenzio suonato dalla tromba di un carabiniere in uniforme. “Questo silenzio profondo” ‒ha detto monsignore Salvatore Gristina, arcivescovo metropolita di Catania‒ ci ha invitato a entrare in noi stessi, e ci ha messo in profondo ascolto del messaggio che queste vittime ci infondono. Un messaggio che vuole invitarci ad andare alla radice profonda dei nostri gesti e della nostra umanità”.

Solo dopo il rito commemorativo cristiano, comincia quello islamico celebrato dall’imam Keith Abdelafid, presidente della Comunità Islamica Sicilia. “I morti del mare” ‒ha detto l’imam‒ sono una spina nel cuore. Bambini, donne e uomini scappano perché cercano una vita migliore per loro e per le loro famiglie. Si vedono sempre più spesso padri che scappano insieme ai figli di due anni per sfuggire dalla guerra e dal massacro”. L’imam, alternando l’arabo all’italiano, celebra le vittime con una preghiera. I connazionali dei morti si stringono intorno a lui per pregare, a voce bassa e con dignità.

Pregano per queste vite che in questa giornata non possono vedere il flebile sole di Catania, città che li ha accolti da morti, e che li seppellirà degnamente nel cimitero cittadino.

Nelly Gennuso