Caso Nicole Di Pietro, per la Cgil etnea responsabilità politica ed organizzativa

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“Qualcuno ci spieghi perché si continuano a fare tagli alla sanità pubblica e si fa una rete ospedaliera senza consultare nessuno. Il governo regionale non ha consultato nessuno, non ha avuto cura di chi poi opera sul territorio”. Il segretario generale della Camera del lavoro di Catania Giacomo Rota non ha dubbio alcuno “Siamo di fronte a una responsabilità chiarissima del governo regionale sulla malasanità siciliana”.

A Catania l’Ospedale Cannizzaro e il Policlinico sono senza direttori generali da anni, questo vuol dire che non c’è una programmazione chiara, il che ha suscitato polemiche di non poco conto “La smetta – prosegue Rota – il governatore Crocetta di parlare a vanvera”. La magistratura farà certamente il suo corso, ed in merito il Procuratore della Repubblica di Catania Giovanni Salvi è molto prudente e invita, come dichiarato in conferenza stampa, alla prudenza e a non seguire la vicenda come il caso del “medico cattivo” che va ricercato e punito. E’ una vicenda delicatissima, probabilmente la punta di un iceberg, in cui già sono coinvolte 9 persone. Si è in una fase di indagini preliminari ma la riflessione sui casi di malasanità è ormai costante e affonda le sue radici anche nei precedenti governi regionali, come quello di Lombardo. Tanti gli interrogativi, come ad esempio “Perché non si è utilizzato l’elicottero?”, la risposta risiede nei tagli effettuati in questi anni che hanno negato ai siciliani di fruire dei servizi sanitari, specie in casi emergenza.  Ma si noti che i tagli non sono frutto prettamente di manovre economiche ma il risultato infausto di ciò che si denuncia da anni, ovvero l’assenza di direttori generali che non hanno consentito una giusta organizzazione e programmazione del sistema sanitario. Anche secondo il Responsabile sanità della CGIL etnea Turi Cubito la Regione Siciliana dovrebbe dialogare con i rappresentati sindacali “E’ da tempo che chiediamo al Presidente e all’Assessore regionale che ci sia un confronto serio per avviare una programmazione”.

E’ dunque una responsabilità politica e organizzativa,  quella paventata dalla CGIL di Catania.

AZ

16 Febbraio 2014