I raggi del tumulo di Giorgio Cavallo

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E' mai capitato di recensire un libro non ancora edito? Penso di no. Spero che questo aumenti ancora di piu' la curiosità nel leggere queste mie poche considerazioni nate, non già dal desiderio di “aiutare” un libro a trovare spazio nella giungla della produzione letteraria ma dal piacere, quasi sadico, di poterVi dire “Io l'ho letto..Voi no!”. E credetemi...è una lacuna enorme, la Vostra! E l'avreTe fintanto che il mio amico e storico modicano, Giorgio Cavallo, non avrà trovato un editore illuminato che privilegi la qualità alle spietate leggi del mercato. Certo, appare strano che in Italia nasca un fenomeno come la Mocciamania e, di contro, il libro che ho appena finito di leggere non trovi qualcuno che, non solo decida di investire il proprio denaro nella sua pubblicazione, ma che non senta il dovere di ringraziare l'Autore per averlo scritto, decidendo di mettere la Sua conoscenza e la Sua enorme capacità descrittiva al servizio di tutti. Ma si sa, l'Italia è un paese strano, quello che soffre maggiormente il gap tra una folla di improbabili scrittori e la triste esiguità di lettori. Fenomeno, questo, che andrebbe sondato da un punto di vista sociologico nascendo, forse, dalla necessità che ognuno di noi sente di uscire dal proprio isolamento o, nel peggiore dei casi, da una forma di narcisismo che non ci invoglia all'ascolto dell'altro ma al racconto del proprio vissuto, a volte di nessunissimo interesse. Ne è riprova il fatto che le librerie, quelle tradizionali, scompaiano...aggiungerei io, insieme alla figura del librario di antica memoria... lasciando spazio a templi ben piu' organizzati, lo riconosco, ma dove il libro diventa quasi marginale soppiantato dalla proposta di cd, dvd e gadget vari. Dove non trovi chi Ti consigli un libro secondo le Tue esigenze, non saprebbe farlo d'altra parte, ma Ti indirizza al best seller del momento, quello che, in definitiva, ha un buon riscontro di pubblico ma che, non necessariamente, si identifica con la qualità. Basti pensare a quelle che sono le trasmissioni televisive in voga per capire che il gusto medio è medio...cre, per l'appunto, e si avrebbe il dovere di educarlo. Si, ma chi dovrebbe farlo? Qui il discorso si fa troppo lungo e complesso ed io non sono la persona piu' adatta a parlarne.

Torniamo a noi!

“I raggi del tumolo” spiega l'autore...moderno Dumas.. è un romanzo storico avendone tutte le caratteristiche di lunghezza espositiva, di concatenazione di episodi, di abbondanza di personaggi alcuni veri, altri frutto di fantasia strumentale al racconto di un periodo storico ben preciso. Com'è giusto che sia la libertà inventiva dell'Autore è sottoposta al vincolo della verità storica e ciò Cavallo lo spiega, come se occorresse, nelle note esplicative finali... quasi avesse corso, il lettore, il pericolo di perdersi nelle oltre 500 pagine del romanzo. Pericolo, credetemi, che può correre solo ad una primissima lettura quando ancora avrà difficoltà a raccapezzarsi nella presentazione magistrale dei tantissimi personaggi. E' capitato a me ma solo al primo avido assaggio e, forte dell'esperienza maturata in questo bellissimo viaggio attraverso la storia, vorrei darVi un consiglio. Quando avreTe la fortuna di poterlo finalmente sfogliare, provaTe a dare un volto a ciascuno dei personaggi, immaginateli come protagonisti di uno di quei memorabili romanzi storici che la Rai, quando era davvero servizio pubblico, affidava alla sapienza di registi del calibro di Anton Giulio Majano del quale, purtroppo, non si ricorda piu' nessuno. Personalmente, scorrerne le pagine mi ha riportato al tempo di quando, ragazzina, stavo incollata al televisore a guardare la storia di “Marco Visconti” tratto dall'omonimo capolavoro di Tommaso Grosso e raccontato con i volti del grande Raf Vallone, del giovanissimo Gabriele Lavia e laddove la dolce Bice del Balzo aveva la grazia dell'altrettanto giovane Pamela Villoresi. Al riguardo, forse l'iter per portare a conoscenza del grande pubblico questo magnifico romanzo potrebbe avere uno svolgimento inverso. Se è vero che esistono commissioni ad hoc, per la produzione di fiction di acclarato interesse collettivo e di riconosciuto valore culturale, forse sarebbe bello trovare qualcuno capace di trasformare le vicende, narrate da Cavallo, in fiction. La pubblicazione potrebbe, pertanto, andare a traino di una eventuale ed auspicabile trasposizione cinematografica o televisiva. Proprio il “Marco Visconti” di Tommaso Grosso, ancora oggi, campeggia in bella mostra nella mia libreria e le sue pagine, consunte e spiegazzate, la dicono lunga sull'interesse che la fiction aveva suscitato sulla mia fantasia trasformandomi, conseguentemente, in vorace lettrice. Di tutto....e diTemi se è poco!

L'ambientazione dell'opera di Cavallo è proprio quella...un mondo popolato di cavalieri, zingari, fidi aiutanti, conti e duchi... Il tutto tessuto sul canovaccio dei fatti relativi al processo celebrato, nel 1543, presso la Gran Corte della Contea di Modica, contro il Cavaliere Belnardo del Nero il quale per 4 anni fu Governatore dello Stato, reso indipendente da Re Martino di Sicilia. Il suddetto, inviato a Modica da Luigi Henriquez e Cabrera con l'incarico di sindacare l'operatore del suo predecessore, don de Aregliano, viene a sua volta sfiduciato, come si direbbe ora, dallo stesso e condannato a due anni di carcere duro. Questa in sintesi la storia che il nostro Autore arricchisce con un tessuto armonioso ed avvincente di passioni, sentimenti, delitti, intrighi politici. Cavallo, per rendere giustizia alla verità storica e portare a conoscenza un fatto che altrimenti avrebbe interessato giusto i giuristi, ne fa una storia piena di colpi di scena che Ti inchioda alla poltrona e non Ti permette di smettere di andare avanti per sapere come andrà a finire. Leggi...divori le pagine... Ti cali in quella realtà in maniera quasi catartica e quando chiudi il libro, e credetemi succede ad ogni tappa della lettura, Ti meravigli di trovarTi alla fine del 2011 fuori da quei boschi dove Ti sei protetto le spalle per schivare l'assalto dei briganti, fuori dal buio di quei manieri dove Ti hanno rinchiuso in anguste e maleodoranti segrete, fuori da quel ginepraio di congiure dove si gioca l'eterna lotta tra il Bene ed il Male.

Magistrale l'autore nel tratteggiare la sensualità di alcuni personaggi femminili ma altrettanto bravo nel descrivere la purezza ed il candore di altre, la dolcezza innocente delle suore, i grandi sentimenti di fedeltà fino all'estremo sacrificio di tanti fidi aiutanti al servizio ora di questo ora di quel signore. Cavallo, oltre che una conoscenza sconfinata delle vicende storiche che narra che Gli derivano senz'altro dall'essere Fondatore e Presidente del Centro studi sulla Contea di Modica...il massimo esperto a livello mondiale mi dicono...è profondo conoscitore dell'animo umano nelle sue mille sfaccettature e fa, di questa sua conoscenza, amabile esercizio nella descrizione di ogni singolo personaggio e questo certamente Gli deriva dall'essere stato medico ospedaliero di vecchio stampo. Parlavo di personaggi e scopro di averne contati 38, pensaTe un po'! Tutti importanti anche se non protagonisti. Nessuno accennato ma ognuno raccontato e funzionale alla storia. Che dire? Un romanzo che nasce e si sviluppa sulla scia della migliore tradizione dei romanzi di “cappa e di spada” , romanzi cavallereschi che hanno consegnato alla storia personaggi come Robin Hood o i Cavalieri della Tavola rotonda solo per citarne alcuni. Il tutto condito con frequenti cambi di scena, così come avviene nelle pieces teatrali, ma senza per questo che il lettore perda il filo del racconto del quale, ad un certo punto, non può fare a meno di sentirsi parte integrante, protagonista esso stesso. Penso che questo libro dovrebbe essere utilizzato, come libro di testo, nei ginnasi di Modica e della provincia ragusana tutta. Credo che agli alunni sarebbe piu' utile conoscere le proprie origini, attraverso le gesta di questi personaggi di sicuro appeal, che non leggere “I promessi sposi” se proprio si dovesse e si potesse scegliere...E, poi, il romanzo appare a tratti di una attualità imbarazzante (intendendo con questo di modernità di pensiero) quando racconta degli intrighi messi in atto per delegittimare il cavaliere del Nero che, pur riconosciuto da tutti come un governatore giusto e buono, si è macchiato di colpe come quelle di aver indicato pandette, aver promulgano editti e leggi per ridimensionare confini che erano stati proditoriamente allargati. Di aver tagliato gli artigli a qualcuno, insomma, “Faranno la fila per produrre false testimonianze” dice disilluso del Nero al fidato giudice Ruggero Ruffino compagno di prigionia. La storia, per fortuna, lo smentirà alla fine restituendoLo ai Suoi affetti ed alla Sua vita con tutti gli onori che Gli competono. Ci si potrebbe dilungare a tratteggiare ogni personaggio, ciascuno ricco di mille sfaccettature ma tra tutti permettetemi di ricordare quello che mi ha maggiormente colpito per intensità e la tensione emotiva...quel Josè, Siervo di Dio, il bambino trovato nel “tumolo” per l'appunto, da cui il titolo del libro, e la cui dolorosa vicenda umana accompagna tutto lo svolgimento di questo bellissimo romanzo al quale, qualora dovessi dare un voto, darei 10 e lode ed aggiungerei un BRAVO, GIORGIO! Così come, già, fatto in calce alla mia copia fotostatica.

E come direbbe Cavallo “Arà” ...alla prossima!

 

 

Last Updated on Giovedi' 26 Gennaio 2012 09:43

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